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L’iniziativa suscitò il più vivo interesse presso un ristretto consesso di esperti altamente qualificati, ma non presso i responsabili politici, più attenti a dichiarazioni di principio che a proposte di pragmatiche soluzioni tecniche. Passarono alcuni anni di apparente disinteresse per l’”idea”, finchè nel 1997 l’On. Publio Fiori, deputato di AN ed ex Ministro dei Trasporti, in una interpellanza parlamentare dell’11.06.97, invitava addirittura il Governo a considerare l’opportunità di dare corso all’ idea di Transaqua per tentare di pacificare, attraverso la sponsorizzazione di questa grandiosa opera, gli eccidi tribali che si verificavano ricorrentemente nella regione dei Grandi Laghi africani. Appena un mese dopo, il 18.07.1997, la giornalista americana Muriel Mirak–Weissback pubblicò (sia pur sbagliando di 10 anni -1992 anziché 1982 – la data di edizione di Transaqua) sull’ Executive Intelligence Review e su American Almanac il testo integrale inglese dei tre documenti Transacqua, stigmatizzando l’indifferenza e la mancanza di interesse dei Paesi occidentali nell’ignorare “The Transaqua Proposal”.
Si concludeva così il suo intervento: “Se l’occidente avesse voluto seguire una strategia responsabile per la pace e lo sviluppo dopo il 1989 ( o anche dopo il 1982-n.d.r.) avrebbe incoraggiato i leaders africani a cercare soluzioni in questa direzione. Invece Transaqua è rimasto nel cassetto e i protagonisti della geopolitica occidentale hanno fomentato la guerra nell’Africa centrale”. Sempre Movisol pubblica il 31 Marzo 2006 il testo di un articolo del suo Presidente Paolo Raimondi “Alcune proposte programmatiche per uscire dalla crisi” al termine del quale cita, tra le grandi infrastrutture, Transaqua capace di contrastare l’avanzamento del deserto oltre che apportare acqua, cibo e lavoro.
Nel 2001 M. Vichi – in occasione di una serie di viaggi per consulenze effettuati in Libia per conto dell’Ambasciatore Patrizio Schmidlin – ebbe modo di aggiornarsi sullo stato delle risorse idriche di quel Paese e dei grandi progetti stradali di collegamento con gli altri Paesi limitrofi africani e, supportato dal forte convincimento dell’ Ambasciatore Schmidlin, estese l’”idea di Progetto” ad una ipotesi di ricarica di alcune falde idriche del Sahara libico che da alcuni anni alimentavano, già fin da allora, la ciclopica opera in parte realizzata dalla Libia, il “GRANDE FIUME” (GMR - “GREAT MAN-MADE RIVER”) con il quale era in corso di risoluzione il problema idrico del Paese. Il più grande acquedotto della terra, che attraverso una rete di circa 4.000 km di tubazioni, trasferiva , ormai da alcuni anni, un ‘fiume di acqua’ dalle profondità del deserto sahariano fino alla costa mediterranea della Libia, una volta ultimato – i dati dell’epoca (2000) ne prevedevano la ultimazione nel 2007 – si ipotizzava fosse in grado di distribuire sei milioni di metri cubi di acqua al giorno, pari a circa due miliardi e duecento milioni di metri cubi annui, rifornendo di acqua il Paese sia per usi civici che irrigui. Ma le riserve di
acqua che alimentano il “GRANDE FIUME” non sono rinnovabili essendo
di origini fossili e, quindi, soggette a limiti temporali stimabili
in alcune decine di anni.
INTERAFRICA, editato anche in inglese e arabo, fu dall’Ambasciatore Patrizio Schmidlin sottoposto, in via informale, all’attenzione delle Autorità libiche nel 2001 L’improvviso decesso dell’Ambasciatore non consentì l’approfondimento della proposta, né di accertarne il suo reale interesse. Nel Maggio del 2003, M. Vichi, con l’intento di mantenere vivo l’interesse sull’”idea” di recupero e salvataggio del lago Ciad, constatando soprattutto il generale disinteresse politico internazionale, prestò volentieri la propria consulenza ad alcuni amici di VAMS Ingegneria di Roma che, dimostrando forte interesse per l’iniziativa, pubblicarono una sintesi delle proposte di trasferimento idrico denominata AFRICAN GRAND CANAL PROJECT. Ma anche questo tentativo, effettuato col preciso obbiettivo di promuovere entro i successivi due anni, una prima tranche di finanziamento a favore di una Studio Preliminare di Fattibilità, non ebbe alcun seguito, sempre a causa delle note difficoltà dovute alla eccessiva dimensione dell’iniziativa.
Nota: Questo “cenno storico” ha il solo ed unico
scopo di fare chiarezza su alcune inesattezze che, durante questi
lunghi anni, sono state riportate dalla stampa internazionale e di
lasciare una traccia scritta sulla reale storia di queste “idee di
Progetto” e delle persone che vi credettero e che contribuirono a
mantenere vivo l’interesse e a promuoverne l’immagine. Molte di
loro non ci sono più ma, se ci fossero, ci crederebbero ancora oggi,
più di ieri. Residua la speranza che qualche Organizzazione
Internazionale, nel quadro delle tante conferenze sull’argomento,
abbia il coraggio di assumersi la responsabilità di avviare una
iniziativa a livello dei problemi africani, ammesso di essere ancora
in tempo.
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